fotografia artistica roma, lazio
antonio d'antoni roma
fotografie d'arte in vendita
mostre fotografia roma

Torna all'elenco completo delle news

Recensione Conte RADINI TEDESCHI storico d'arte
24/10/2012
La fotografia ha imposto sul nascere della propria disciplina, ovvero già dai tempi di Nadar, una sorta di imposizione realistica.
Essa ha sostituito la pittura rapinandone la ragion d’essere: oramai non servono più i ritratti, bastano scatti fotografici, diventa superflua ogni forma di ricerca del vero estranea alla fotografia stessa.
Ma dopo eccellenti esempi, quali Von Gloeden, Pierre Molinier o Helmut Newton, anche la stessa fotografia ha iniziato a vacillare, cercando sempre più di evadere dalla mera ricerca di verosimiglianza formale.
Le opere in questione si collocano proprio in questo preciso stato di cose, ossia nel punto in cui la stessa arte supera il concetto classificatorio: essa trascende l’ idea di pittura, fotografia, scultura.
Oramai esistono “prodotti artistici” scevri e liberi da categorie.
In queste presenti fotografie si evince una volontà di superare le barriere imposte dalla tecnica arcaica, dallo stile accademico, dal gusto passato. I colori si fanno alterati, cangianti e psichedelici, ma l’atmosfera rimane quella del sogno, della rimembranza e della nostalgica sensibilità.
La superficie si fa rugosa, tormentata, mentre lo schermo diventa un gioco ottico in cui si sovrappongono pensieri, immagini, sensazioni, fantasmi.
L’artista nel suo viaggio estremamente proustiano scioglie e dipana un’esistenza placida, ricercandone la reale essenza, il tempo perduto e l’antico ricordo.
Lo stesso spettro luministico, a metà strada tra il manierismo ed i viraggi computerizzati, serve al fine prescelto: conferire all’immagine un senso di mistico agglomerato di memorie personificate, divenute oggetto, fattesi colore.
Conte Radini Tedeschi